1×11: Quando i Videogiochi ruppero le Scatole

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Il digital delivery visto con gli occhi dei malati di DVL

Mentre il distruggitore cercava di prendere le redini di un episodio orfano de ILPIZZI, il conduttore designato Biggio si distraeva contando i fantastilioni di franchi svizzeri guadagnati facendo cappuccini e premendo pulsanti a casaccio sulla macchina del caffè. Nel frattempo Alex Raccuglia si autolodava per il lavoro di grafico e, abbagliato come una falena dalle sue creazioni, cercava di propinare un digital download di esse agli altri partecipanti. Ma il turnover aveva anche altri lati negativi; senza un Luigi Marrone ancora alla ricerca del bambino col seme dello stronzo e Giuseppe Saso dedito ad altre mansioni, il posto del “lucubratore” della puntata era affibbiato a tradimento da Marco a Simone Cognome che colto alla sprovvista cominciava a fare imitazioni becere de ILPIZZI scambiandole per dotti citazioni. In tutto questo caos, il tema dell’episodio sarà stato sufficientemente sviscerato? E soprattutto, avranno trovato il modo per trasferirsi tutti in Svizzera?

DVD retail o Digital Delivery? Vantaggi e svantaggi dell’uno e dell’altro. Perché i giochi in Digital Delivery costano comunque uno strafottìo (almeno nei primi tempi)? Dove finirà l’ameno hobby di collezionare videogiochi – e non solo? Il retail scomparirà? Saremo costretti ad ammirare le nostre collezioni tramite uno schermo? Ha senso un museo dei videogiochi ora e in questo momento? Infine si parla del problema dell’oblio informatico, sia di piattaforme che di supporti.

In questo episodio:

  • Breve accenno sulla storia del digital delivery: come è nato e come si è sviluppato fin’ora.  Qui la versione dotta.
  • Parliamo del Digital Delivery, di ciò che dovrebbe apportare come miglioramento nella vita dei fruitori di media contrapposto ai problemi che possiamo trovare nella realtà (vedi prezzi immutati, difficoltà di accesso a reti veloci come in Italia…), per finire al tentativo di spazzare via il retail e il supporto fisico in genere.
  • Se oramai è certo che la domanda giusta non è se scomparirà il retail, ma “quando” scomparirà, cosa cambierà nel modo di approccio al videogioco dei consumatori finali? La digitalizzazione completa delle opere non le renderanno più facili da dimenticare? L’evoluzione tecnologica rende superflui supporti e media che fino a ieri erano indispensabili, ma nel caso dei videogames, come in quello della musica, i supporti, sono solo “supporti” o hanno un significato diverso per il fruitore finale?
  • Collezionare videogiochi, quelli che più ci hanno appassionato, avrà più un senso? Privati del nostro feticcio fisico cominceremo a vedere il videogame in maniera diversa? Forse lo facciamo già? I musei del videogioco che stanno nascendo acquisteranno sempre più un significato e valore culturale?

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