Browser games – parte 1

VIDEOGIOCHI DI SERIE B(rowser) ?

L’EDIPEO ENCICLOPEDICO

Su una nota (forse la più nota) enciclopedia cartacea italiana, di cui non faremo il nome per non fare pubblicità, anche perché a consultare il cartaceo in Italia saremo rimasti in “quattroggatti” (non è un errore ortografico ma un indizio mica tanto subdolo al nome della nota enciclopedia di cui sopra), il termine videogioco è indicato come “dispositivo elettronico che consente di giocare interagendo con le immagini di uno schermo”. Molto meglio la definizione della tanto bistrattata (specialmente dagli editori di enciclopedie a pagamento) wikipedia per la quale con il termine videogioco si identifica un “gioco gestito da un dispositivo elettronico che consente di interagire con le immagini (informazioni) di uno schermo”. La differenza fra le due definizioni è sottile ma stabilisce un confine netto fra ciò che è l’arcaico e ciò che è moderno. Per la nota enciclopedia, software e hardware sono legate indissolubilmente, definizione che andava bene per un vecchio cabinato degli anni 70, ma che adesso è francamente obsoleta.

BROWSER GAME? E CHE ROBA E’?

Tutta questa dissertazione non perché io sia un cultore delle enciclopedie, ma perché volevo capire se, almeno semanticamente parlando, i Browser Game siano “tecnicamente” videogiochi oppure no. Sgombriamo subito il campo dai dubbi e diciamo di “sì, i browser game sono videogiochi”. L’argomento è molto più spinoso di quello che possa sembrare, io stesso nell’approcciarmi a scrivere quest’articolo mi ero posto del tipo “adesso parlo dei browser game, mi piacciono, li gioco da parecchio tempo e ne ho giocati parecchi, scrivo quattro cacate nei ritagli di tempo (per citare Checco Zalone durante il suo duetto di consacrazione con Bisio a Zelig) e l’articolo sarà pronto in un baleno”. Mi sbagliavo. Quello dei Browser Game è un sottobosco intricato e sfaccettato, fatto di giochi pay-to-win, di MMOG (massive multiplayer online game), di free-to-play (termine utilizzato non solo per i browser game), di flashgames, di abbonamenti, di account in sharing, di supporting. Per non parlare dell’offerta di proposta di gioco, si va dai browser game completamente testuali ai browser game con grafica da videogioco tripla-A, da quelli a sfondo sportivo ai gestionali di aeroporti. Ci sono perfino i browser game che s’ispirano a famosi giochi da tavolo, come ad esempio ConquerClub che è una versione potenziata e online di Risiko! L’unico denominatore comune è che devono essere giocati tramite browser lato server (ovviamente esistono anche titoli da giocare lato client in single, ma per i puristi non sono “veri” browser game), devono essere fruibili da qualsiasi piattaforma e da qualsiasi postazione internet, basta avere un browser appunto (da qui il nome browser game… sagace vero?), senza installare nulla e soprattutto gli avversari devono essere rigorosamente umani collocati in un universo di gioco “che non dorme mai” (tecnicamente si dice mondo “persistente”). Un gioco flash single-player, si può giocare tramite browser ma non è un browser-game “puro”. Altrimenti, dicono gli esperti, potrebbero fregiarsi del titolo di browser game anche i loghi giocabili di Google : tecnicamente lo sono, ma “filosoficamente no”. Come vi dicevo la questione è spinosa e del tutto soggettiva.

BORN TO BE FREE

Questo tipo di videogioco è nato, viste le sue peculiarità, con i primi computer collegati in rete. I primi, infatti, sono stati realizzati nei primi anni ’70 per funzionare sulle reti locali delle Università Statunitensi. Ovviamente erano di solo testo e potrebbero essere assimilati a una partita a Dungeons&Dragons giocata a distanza non in tempo reale ma a turni (la connessione costicchiava).
I browser game hanno in concreto seguito lo sviluppo tecnico dei videogiochi “normali” ed hanno avuto la loro esplosione con l’avvento di Internet prima e dei Social Network poi (Facebook è una piattaforma di sdoganamento potente per questo tipo di giochi). Il browser game più “antico” a essere, tuttora, ancora funzionante è Hattrick, permanentemente online dal 1997. Possiamo prenderlo come esempio, per cercare di comprendere lo spirito dei browser game, giacché il gioco in questione ne presenta tutte le caratteristiche sopra descritte.Browser games E’ un manageriale calcistico che vanta più di un milione di utenti attivi ed è giocato in 128 paesi (fra cui l’Italia che è quella che vanta la comunità più numerosa). Vista la vetustà del gioco, non aspettatevi grafica 3D o finezze visive di sorta. Il gioco è prettamente testuale, la partita è semplicemente descritta in un lungo ipertesto, niente di strano: quando il gioco fu concepito la maggior parte degli utenti, utilizzava un modem analogico 56k per collegarsi. Erano i tempi in cui se ti collegavi a Internet, il telefono ti risultava occupato e si iniziava a parlare di isdn (manco di adsl) solo per le aziende. Il gioco ha subito, nel corso degli anni, numerosi e inevitabili restyling per rimanere al passo con i tempi, ma il motore di gioco è rimasto essenzialmente lo stesso, da qui la necessità di mostrare lo svolgimento della partita solo in formato testo. Nonostante questa (grossa, visto il periodo video ludico che viviamo) limitazione il gioco può contare su un’utenza fedele e appassionata. Il gioco non è per nulla adatto ai casual gamers (uno dei tanti luoghi comuni da sfatare per i browser game), poiché per rendere competitiva la squadra ci vuole una pianificazione accurata e di lunghissima durata (parliamo di mesi, se non di anni). Le partite si svolgono una sola volta la settimana e durano 90 minuti effettivi. Tutti gli avversari sono umani, le squadre “abbandonate dall’utente” diventano “BOT” e sono poi relegate nelle serie inferiori e il gioco è totalmente gratuito. Chi vuole può pagare un abbonamento chiamato “supporter” che non dà nessun vantaggio in termini di potenziamenti o agevolazioni durante il gioco ma solo qualche features aggiuntiva, più che altro folkloristica riguardo l’universo del gioco. Siamo, dunque, incappati in un altro “nodo” polemico dei browser game. Per molti devono essere gratuiti, i giochi “pay to win” (P2W in gergo) in cui per essere competitivo basta avere un portafoglio ampio non sono considerati browser game “puri”. Per vincere bisogna sudare, l’impegno deve ricompensare più dello sborsare soldi.Browser games E’ una filosofia nobile ma, francamente, difficile da sostenere da parte degli sviluppatori, infatti, i giochi di questo tipo si contano sulle dita di una mano. Uno di questi è un altro manageriale calcistico: Sokker, una sorta di Hattrick 2.0 con regole simili ma con un motore di gioco addirittura 3D (un tempo era flash e ricorda molto l’impostazione dei giochi della “golden age” del calcio ovvero i vari International Soccer di Andrew Spencer, Match Day ed Emlyn Hughes I.S.). Nonostante il gioco sia più moderno, la mancanza di personalità (Hattrick è un gioco fortemente caratterizzato) ed il conseguente numero di utenti minore ne hanno decretato il piazzamento su un gradino più basso del podio.

VIDEOGIOCHI A TURNI? NO. A TURNAZIONE.

Altro browser game di vecchia data è Travian. Una mega battaglia fra truppe romane, galliche e teutone impegnate a far prosperare i propri imperi ed edifici fino alla realizzazione della costruzione finale detta “meraviglia” che permette di vincere il gioco. Anche qui niente grafica next gen, solo mappe statiche e molte icone. E’ possibile (anzi consigliato) allearsi con altri giocatori per evitare di essere cannibalizzato in poco tempo. Il gioco è molto impegnativo, ed essendo ambientato in un mondo attivo 24 ore su 24, è opportuno rimanere sempre connessi per non essere distrutti mentre si è offline. Da qui la possibilità di poter gestire un account “in sharing”, ovvero a gestire il gioco possono essere più utenti che si alternano in turni durante l’intero arco della giornata, notte e festivi inclusi.Browser games Tale modalità di accesso è, giustamente, vietata dai browser game “D.O.C.” in cui giocare in sharing è motivo di rimozione immediata dell’account. Il gioco è divertimento, i turni di notte lasciamoli al mondo del lavoro. Esiste in realtà la modalità “sitting” (altra “parolaccia” propria del vocabolario dei browser game), in cui giocatori non appartenenti allo stesso account ma alleati possono “guardarvi” l’account ed aiutarvi in caso voi foste offline. Altra caratteristica che esclude Travian dalla lista dei “veri” browser game è l’essere, in parte, un paytowin. Pagando con moneta reale si otterranno dei crediti virtuali da spendere in bonus vari senza i quali reggere la competizione diventa quasi impossibile. Anche Travian, come Hattrick, ha il suo “zoccolo duro” di utenti fedeli (diversi milioni in realtà, in tutto il mondo, organizzati in clan) per i quali Travian è “il re dei browser game”, mentre come abbiamo visto, per altri Travian non è neppure meritevole di far parte della lista. Travian è inoltre uno dei capostipiti dei giochi del genere, attualissimi ancora adesso, vedasi il fenomeno Clash of Clans, che da Travian mutua molte dinamiche di gioco.

FACEBOOK RULEZ

Della stessa categoria è Ikariam, altro gioco molto famoso, che condivide con Travian molte caratteristiche pur essendo molto meno “aggressivo”. Con il termine “aggressivo” intendiamo i browser game in cui un attacco di altri giocatori può causare danni molto gravi al proprio “impero”, dalla razzia totale di ogni risorsa alla distruzione completa delle città e degli eserciti faticosamente costruiti, con conseguente azzeramento dell’account. Inizialmente Ikariam era aggressivo tanto quanto Travian, ma la deriva “semplicistica” che da anni sta colpendo il mondo dei videogiochi, non ha risparmiato i browser games ed ha fatto virare gli sviluppatori verso un regolamento meno radicale.Browser games Ad oggi gli utenti di Travian considerano, spregevolmente, Ikariam una sorta di FarmVille ma con la possibilità di farsi un esercito. FarmVille, per chi non lo conoscesse, è un gioco venuto alla ribalta grazie a Facebook in cui bisogna gestire una fattoria, assolutamente tranquillo, l’unico pericolo è farsi prendere troppo dal gioco e sperperare tempo e denaro. La schiera dei browser game che su Facebook hanno spopolato è molto folta. La simbiosi fra social network e browser game è stata subito profittevole per ambo le parti. I browser games hanno conosciuto una nuova era d’oro e Facebook & Co. hanno avuto molte frecce in più al loro arco per “fidelizzare” gli utenti. Capofila è senz’altro Candy Crush Saga un intrigante rompicapo del tipo che gli anglofoni chiamerebbero “addictive” ovvero creato per dare “dipendenza”. Tutti i browser game sono potenzialmente studiati per essere addictive, qualsiasi sia il tipo di remunerazione scelta dagli sviluppatori (add on a pagamento, pubblicità, abbonamento, supporting), l’importante è tenere incollati allo schermo, per quanto più tempo possibile, una grande quantità di utenti.

UNA TELEFONATA ALLUNGA LA VITA

Per renderli addictive, questi giochi sono programmati per ricevere piccoli attenzioni costanti durante tutta la giornata. Da qui, la necessità di renderli fruibili da qualsiasi dispositivo mobile e, infatti, i giochi sono studiati per essere comodamente utilizzati da dispositivi quali smartphone, tablet, Iphone e Ipad o tramite App disegnate espressamente allo scopo o tramite i browser integrati , venendo incontro alle necessità sia dei casual gamers che dei “drogati” da browser games. Attualmente i browser games di ultima generazione, grazie a macchine preformanti e diffusione degli accessi internet veloci (questo secondo punto, per l’Italia vale un po’ meno…) vantano gameplay e grafica paragonabili a quelli dei videogames tradizionali, contribuendo a far decadere la fama dei browser games di essere “videogiochi di serie B”. Provate ad esempio Ballistic, gira in un browser senza installare nulla e senza scaricare nulla, ma a livello visivo e di gameplay è alla pari (e a volte superiore) a molti FPS “classici”. Meritevoli di essere citati anche City of Steam e RuneScape3. Quest’ultimo è l’erede di quel RuneScape che nel lontano 2001 fece comprendere che video giocare tramite un browser ad un gioco tripla A era possibile, questa intuizione rese ricchi i suoi sviluppatori. Beati loro ed onore al merito. Ultima cosa da non sottovalutare è l’assoluta “democrazia” dei browser game che è anche un loro straordinario punto di forza.

Browser games
Il Browser game Ballistic

Non importa che tu sia un utente Windows, Mac o Linux, che tu abbia un computer ninja o un tablet scassatissimo, tutti sono uguali in un browser game e tutti possono prendere parte al mondo di gioco, ampliando l’utenza a livelli che i vari servizi di multiplayer di Sony o Microsoft per le loro potentissime console si sognano.

SOCIALI O SOCIOPATICI?

Le implicazioni sociologiche dei browser games, richiederebbero un libro intero per essere trattate con accuratezza. Ci limiteremo a dire che essi sono degli straordinari aggregatori di persone con uno stesso interesse (gilde, clan, federazioni, fratellanze sono elementi naturali dei browser games ed il forum di gioco è il cuore della comunità) ma possono anche tramutarsi in strumenti creatori di alienazione e dipendenza. Come detto, per loro stessa natura, i browser game tendono a “succhiare” tempo e denaro ai videogiocatori, tant’è che negli Stati Uniti hanno addirittura eseguito uno studio sull’impatto negativo che hanno i browser games sul PIL dello Stato. Questo tipo di giochi “minano” la produttività di interi uffici ed università (gli universitari sono i più numerosi utenti di browser game, indovinate perché?!), milioni di persone ogni giorno invece di aprire Excel si aprono Firefox e giocano coi colleghi a Grepolis (tanto per citarne un altro), tanto basta “un click” per chiudere il browser e poi, lo sanno tutti, anche il capoufficio ha il suo bravo impero da conquistare! Un’altra “piaga” affligge i browser games (in realtà colpisce il mondo videoludico nella sua interezza, ma nei browser games diventa devastante), sto parlando dei bimbiminkia. Per esemplificare, riporto una conversazione reale fra il generale “Sbirulino” del clan dei LesharadAtlantid ed un bimbominkia nella chat di Travian :
Bimbominkia: “Ciao uffa non attaccarmi sempre! Ti sei akkanito contro me! Sei uno stronzo”
Sbirulino: “Ciao, non mi sono aCCanito conto di te, è un gioco di guerra ed io sto solo giocando”
Bimbominkia : “Se mi attakki di nuovo ti faccio attakkare da tutta la mia alleanza con le catapulte, ti distruggiamo la capitale e ti farmizziamo!”
Sbirulino : “Bene hai capito lo scopo del gioco, attaccate che ci facciamo una bella battaglia e ci divertiamo”
Bimbominkia : “Se mi attakki ancora ti faccio bannare dagli amministratori che sono miei amici cakkio!”
Sbirulino : “Non puoi farmi bannare non ti ho offeso e non ho infranto nessuna regola. Ripeto sto solo giocando.”
Bimbominkia : “Oh IT del kazzo, ma stai sempre collegato ma non hai nient’altro da fare ke rompermi i koglioni? Se non mi attakki ti regalo 1000 di ferro e 1000 di legno”
Sbirulino : “Non faccio parte del racket delle estorsioni, non voglio nessuna risorsa da te”
Bimbominkia : “Non ti ho detto ke sei del raChet koglione figlio di tro… (segue un serie infinita di insulti)”
Sbirulino : “Cavolo hai messo k a cazzarella per tutti i messaggi e quando ci vuole non ce la metti?”
A questo punto avrebbe veramente potuto far bannare il tizio per insulti (i browser game sono moderati da giocatori che fanno da “arbitri” ed il regolamento può essere molto ferreo), ma siccome è un tipo sportivo si è limitato a radergli al suolo tutte le città. L’ultimo messaggio ricevuto dal bimbominkia aveva del paradossale : “ah ah… non mi potrai più attakkare perché sto cancellando il mio akkount… ah ah ah ho vinto io!”. Il giorno dopo l’account era effettivamente sparito dal server. Contento lui! Il simpatico dialogo di cui sopra, nasconde l’elemento forse più”oscuro” dei browser game. Specialmente per i giochi in cui è previsto un agone, il bullismo può imperare sovrano. Nel dialogo in questione, Sbirulino aveva, evidentemente (voglio sperare!) qualche anno in più del suo interlocutore. Se così non fosse stato il dialogo fra due tredicenni avrebbe avuto ben altro timbro. I ragazzini la cui personalità è ancora fragile, potrebbero somatizzare e l’attacco in massa da parte di un clan di coetanei potrebbe essere vissuto come una vergogna irreparabile. Ho personalmente avuto modo di osservare dei dialoghi, su forum/chat di browser games, contenenti messaggi di una violenza verbale inaudita (seguita o preceduta da atti di bullismo video ludico). Non sono nato ieri, ed agli insulti derivanti da “trance agonistica” nei giochi online che ti piovono nelle cuffie sono abituato. Ma qui è anche peggio. Il fatto che tali insulti e minacce siano scritte presumono un attenta e pianificata malvagità “a mente fredda” che non si trova certo negli insulti verbali che per quanto deprecabili potremmo, perfino, definire catartici.

(Fine prima parte)

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