Wii, uh?

Wii + Nintendo, ovvero quando il casual gaming non fa più paura

E’ stato lo spauracchio di ogni videogiocatore “serio”, doveva essere la macchina che avrebbe rivoluzionato il modo di video giocare, e molti di noi l’hanno effettivamente creduto. Mi sto riferendo, ovviamente alla Wii. Indubbiamente all’epoca (sembra ieri ma stiamo parlando di più di cinque anni fa) la piccola console bianca della Nintendo aprì nuovi orizzonti, fungendo da classico sasso nello stagno melmoso del mondo dei videogames, ma tutto quello smuovere di acque non ha creato lo tsunami che molti si attendevano. A ben vedere il Wii può essere considerata come la truffa videoludica del secolo. Un hardware vecchio, qualche tecnologia di riciclo sul controller spacciata come innovativa, un supporto di terze parti non all’altezza, tanto marketing e il culo di aver imbroccato una “moda” di tendenza. La console dava il meglio di se’ nei party/sport game e, cosa sottovalutata da molti, negli fps. L’accoppiata Wiimote-Nunchuk era assimilabile al binomio mouse-tastiera che è il metodo di controllo preferito dagli hardcore gamers per quanto concerne gli sparatutto in prima persona. Peccato che tutti i migliori fps per Wii avessero una grafica paragonabile a quella del primo Halo su Xbox (Red Steel 2 a parte, ma solo perché usava il cell shading).Wii  Non fraintendetemi, la scommessa di Nintendo, allargare il mercato coinvolgendo anche chi non era avvezzo all’uso di un joypad pieno di tasti e levette, promettendo che finalmente attività video ludica e sudore si sarebbero uniti in un’unica piattaforma, fu vinta alla grande, almeno a guardare i dati di vendita. Solo che tutto quel clamore sembra essere improvvisamente scemato. La furbissima operazione commerciale intrapresa da Nintendo, dotare un Gamecube di un intuitivo controller “a telecomando” che dava l’illusione di “essere dentro” il gioco non è stata bissata dal lancio del Wii U. I maligni dicono che i videogiocatori si sono fatti gabbare una volta, ma due sono troppe. Confrontando i dati di vendita con i diretti concorrenti e soprattutto con quelli che furono del Wii, il fiasco della Wii U assume proporzioni allarmanti. Nel momento in cui scrivo solo 9 milioni di macchine sono state vendute, contro le quasi 20 milioni di PS4. Ma la cosa che fa più riflettere è che mentre ad un anno dal lancio, tutti parlavano (nel bene o nel male) della Wii che si poneva come un fenomeno di costume di massa; ad un anno dal lancio, la Wii U è una perfetta sconosciuta ai più e, quel che è peggio, una macchina che lascia “indifferenti” i videogiocatori incalliti. C’è perfino chi, ancora oggi, crede che la Wii U sia solo un upgrade della Wii e non una console di nuova generazione. Ma quali sono le principali cause di questo disastro? Sicuramente il tasso di innovazione della Wii U è apparentemente meno “clamoroso” di quello della Wii. Come la vecchia Wii, anche la Wii U vuole stupire con il suo controller, un vero e proprio tablet.

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“The conduit”, un gioco per Wii U o solo per Wii? Ma non è la stessa cosa?

Il gamepad così studiato è molto versatile, si può usare come secondo schermo, è dotato di touchpad e di pennino e può funzionare come console portatile senza bisogno di tv. Tutto molto bello sulla carta. In realtà non ha fatto breccia nel cuore dei videogiocatori e non è nemmeno riuscito ad attirare l’attenzione dei casual gamer . Aggiungiamo che il supporto delle terze parti (Ubi Soft a parte) è carente, che la line-up dei titoli è poco carismatica e con un forte senso di deja-vu, che la CPU non è per nulla performante e che l’hardware in genere, ancora una volta, sembra essere una generazione indietro rispetto alle dirette concorrenti… e la frittata è fatta. La Wii U sembra essere meno causal e più di nicchia, non sappiamo se questo sia voluto o se sia solo dovuto ad un errata valutazione della Nintendo. Fatto sta che il tentativo di sdoganare il videogioco come fece la Wii sembra essere definitivamente naufragato. Per gli hardcore gamer è una piccola rivincita, ma alla lunga potrebbe essere una vittoria di Pirro. Senza la nonnina che si sbraccia davanti ad un monitor nel tentativo di lanciare un palla da bowling virtuale, il mondo dei videogiochi è un po’ più povero.

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