Elogio a Fallout 3

Fallout 3 è uno dei miei giochi preferiti. Uno di quelli che considero tra i migliori di sempre.

Quando cresci in un Vault, e quando sei piccolo, hai la convinzione che sia l’unico modo per poter realmente crescere, sei istruito su cosa è successo, su cosa è la vita presente e come ci si può rendere utili alla propria comunità, ma la verità? Conosciamo la verità?

Tendiamo a concepire il nostro ambiente, il Vault appunto, il mondo, ma in realtà fuori di lì esiste qualcosa di è molto più vasto, immenso e probabilmente meritevole di essere esplorato. Teniamo il mondo al di fuori come se fosse lui la minaccia, il pericolo, il male dal quale dobbiamo difenderci, ma la verità è che l’unica arma veramente pericolosa l’abbiamo racchiusa in una scatola, in questi ambienti sotterranei e asettici. La verità non è tanto che i Vault proteggono l’uomo dal mondo circostante, ma difendono il mondo dall’uomo stesso, imprigionato in queste strutture.

Ritengo inutile stare a spiegare il motivo per il quale io sono uscito dal mio Vault. Forse qualcuno racconterà questa storia e tutto quello che ne conseguirà. La cosa veramente importante è il grande bagliore che quasi mi accecò quando la luce del mondo iniziò a filtrare dal grande portale che ruotando mi permise di trovare una nuova, insolita e terrificante libertà.

Un viaggiatore solitario senza nome al quale sono assegnate le sorti del mondo
Un viaggiatore solitario senza nome al quale sono assegnate le sorti del mondo

Ok, chi ci ha giocato sa perfettamente che queste righe buttate lì in realtà sono un ipotetico pensiero di un ipotetico personaggio di un ipotetico giocatore colto da immersività fulminante davanti a quell’immenso capolavoro assoluto che è stato Fallout 3.

Più precisamente il pensiero del mio personaggio, del mio fantasticare una vita immerso nell’universo fantascientifico e post apocalittico di Fallout 3.

Penserete, ok, ma a distanza di anni dall’uscita, da tutte le recensioni, le disamine, il parlarne nei forum in ogni salsa e in ogni modo perché dobbiamo tirar fuori nuovamente questo gioco? Beh, la risposta più banale è quella che certe perle vanno sempre rinverdite nella memoria, ma in realtà il problema è che quando si giocato tanti giochi, per divertimento o per professione (non è ovviamente il mio caso), si finisce per andare spesso rapidamente oltre passando ad esperienze successive, nuove, migliori o peggiori che siano.

I terminali di fallout sono retrotecnologia futuristica, un grande tocco di classe.
I terminali di fallout sono retrotecnologia futuristica, un grande tocco di classe.

La verità è che dopo tantissimo tempo io mi sono reso conto che questo gioco non solo mi ha folgorato, trasportato, esiste anche un’altro stranissimo fatto: io questo gioco non l’ho mai metabolizzato.

Ora, spiegare in che senso un gioco vada metabolizzato è un po articolato, potrei non essere del tutto in grado di spiegare, ma di certo ci sono storie, avventure o semplicemente giochi di grande immersività che ci regalano esperienze (non a caso sto usando questa parola) che vanno ben oltre la trama, la giocabilità, il mero gameplay e altro. Sono tantissimi i giochi in prima persona, immersivi, dove il personaggio di suo può essere quel che vogliamo. Ci sono strutture sociali, economiche, sistemi e microuniversi ben congeniati, ci sono da anni e continuano ad esserci e ci saranno ancora. Allora perché Fallout per me rappresenta un’esperienza ancora da metabolizzare?

Pensandoci potrei anche aggiungere, per rendere ancora più intrigante la domanda, che Fallout 3 non solo non è il massimo esempio di super tecnica grafica, non solo non è esente da problemi che lo rendono meno credibile, ma è anche una rappresentazione di un mondo paradossale, tra il retrò e il super futuristico. E’ come se ci si trovasse davanti ad un futuristico racconto di fantascienza scritto negli anni 40, spesso esattamente alla sensazione che provavo vedendo i Dalek Di Doctor Who (ne abbiamo parlato tante volte in Multimanie) o leggendo un libro di Asimov. Quindi questo dovrebbe renderlo ancora meno credibile e quindi ancoma meno esperienza in senso metabolico. Ed invece no. Per me non è così.

La zona contaminata... il nucleare è una costante, ovviamente.
La zona contaminata… il nucleare è una costante, ovviamente.

Fallout 3 è l’universo fantascientifico, postatomico più credibile possibile. Ci sono tutta una vasta serie di capisaldi della letteratura post apocalittica, ossia i predoni, le pseudo repubbliche, gli schiavisti e criminali di ogni sorta, i cannibali, senza contare le creature non umano o mutate. Ci sono i mutanti, creature nate dalla fusione dei DNA, mostruose novità vitali. Addirittura in Fallout (si sa, le radiazioni nucleari giustificano tutto) ci propone anche una nuova versione, in varie tipologie, di zombie, di creature non morte, non vive, non tante altre brutte cose.

Poi ci sono le bizzarrie propriamente tipiche della serie, ossia quelle che fanno si che gli stereotipi vengano resi piacevoli perché integrati in un universo veramente anomalo, veramente parallelo: i computer retrò, i robot di sicurezza, tutta quella assurda tecnologia che da un punto di vista estetico non dovrebbe nemmeno far girare un programma sopra i 16k ma che in realtà fanno camminare il mondo (riflettiamoci su… è veramente più affascinate un monitor olografico o un monitor a fosfori verdi?). Senza parlare delle medicine ultra avanzate e tutto quel compendio di cose, probabilmente prenucleare, che ci permetteranno svariate volte di restare in vita anche se per il rotto della cuffia.

Prop
Prop

Ma sono gli usi e i costumi di Fallout in generale, e del 3 nello specifico, che hanno del fascino. Sono di certo meno dettagliati e articolati di tanti altri giochi di ruolo (ad esempio in Oblivion non tutti i mercanti prendevano ogni genere di merci), però pensate alla sola idea dei tappi come banconota; un’idea talmente assurda che finisce per essere credibile. Si perché nel mondo di Fallout, quello che una volta aveva molto valore, nelle terre devastate dagli attacchi nucleari intorno alle principali città non vale più niente. Le poche cose che si hanno si rimediano, si rabattano o si acquistano tramite i tappi appunto. La vita serena e tranquilla può esistere ma a discapito di un vero progresso individuale. Non è detto che standotene rintanato domani avrai da mangiare, tappi da scambiare o merci da poter comprare. Perché sai, anche ad un uomo che vuole stare rintanato ogni tanto una rattoppata ai vestiti prebellici serve, qualche munizioncina per sparare ai rattitalpa anche. Insomma, nel mondo di Fallout chi cerca trova e chi trova fa i tappi e chi ha tanti tappi bhe… forse campa cent’anni.

Insomma, non è la struttura sovrarticolata di un universo socioeconomico ultra dettagliato che fa la differenza, ma la credibilità del mondo stesso. Nel mondo fantasy di Skyrim ad esempio ci ritroviamo in un universo con una propria mitologia, una propria cultura geopolitica ma tutto nell’insieme di una “normalità” fantasy che alla fine finisce per perder proprio quell’arma che il fantasy dovrebbe avere, ossia il fascino.

Mentre Fallout 3 è proprio in questo che vince, nel fatto che è un mondo visibile, riconoscibile, tutto sommato anche troppo (e questo lo è già di suo inquietante). Negli agglomerati urbani, nelle problematiche quotidiane, in quel palpabile, come detto prima, senso di nuovo mondo uguale nuove regole. La conoscenza del vecchio mondo è importante ai fini della sopravvivenza ma la maggior parte delle cose, banconote comprese, di prima della guerra sono inutile, paradossale, immondizia.

La Vault-Tec ci vuole bene.
La Vault-Tec ci vuole bene.

Richiusi in questo strano mondo alternativo, in questo posto dove la continuity temporale ha subito delle variazioni, dove la tecnologia e la propaganda è la medesima degli anni 50 eppure molto oltre, molto di più, in Fallout ci troviamo il probabile, quello che un tempo fu il verosimile, e la politica semplicistica, fatta di informazioni basiche e terroristiche (basate sull’anti) molto antecedenti al mondo post nucleare di Fallout. Eppure ci viene presentato quello come il mondo vecchio prima delle bombe, un mondo dove i computer con monitor monocromatici a fosfori verdi vivevano di pari passo con robot semi senzienti e armi ad impulsi o al plasma… insomma, esattamente la fantascienza come la vedevamo negli anni settanta, ed è forse per questo che mi appartiene.

Chi ha solo sfiorato il mondo di Fallout poteva trovare un anacronistico senso di originalità, mentre chi lo ha vissuto, ci si è immerso, ha conosciuto le storie, le persone, i racconti, le malvagità, le raccapriccianti leggende, insomma l’universo infinito in quel quadrato intorno a Washington, finisce per trovare tutta l’amalgama non solo credibile, ma normale, quasi ovvia.

La cosa che ancora oggi mi fa venire i brividi di Fallout 3 è che alcune storie, situazioni, paradossi interpersonali, risultano così ovviamente malati, da trovare difficoltà a concepire un mondo migliore. E tutto il resto, la pipì luminescente se si beve troppa Nuka Cola Quantum o come non dover mai sprecare medicinali fondamentali come il RadAway o i vari Stimpack, alla fine finiscono a far parte del proprio tener di conto, del proprio ragionamento naturale atto alla sopravvivenza nella zona contaminata.

Fallout 3 ha avuto il suo Jokonnoh
Anche Fallout 3 ha avuto il suo Jokonnoh

Zona contaminata; secondo me sta proprio qui il grande successo di Fallout 3. Non è tanto nel senso di decadenza, nelle rovine e le macerie della civiltà, ma in quel giallo permanente che ci trasmette il senso di inquinato, malato, radioattivo. Le radiazioni ci accompagnano sempre, costantemente, ci investono, in zone ci uccidono anche. Te le senti addosso. Occhio a bere, toccare o camminare incautamente. Il vero nemico di Fallout, se non è l’uomo, è l’ambiente, il mondo… lo stesso mondo che ora si è reso feroce e selvaggio dopo che l’uomo stesso lo ha così duramente e vilmente colpito a morte.

Ovvio, se giocare troppo a Fallout finisce con il farvi frugare tra i cestini della spazzatura in cerca di tappi allora il risultato dei creatori di questo meraviglioso gioco è anche andato ben oltre. Ma al di la di questo, voi, che cosa ne pensate? Cosa vi è rimasto più impresso? Siete rimasti sbigottiti da quanto siete stati costretti a fare quando all’inizio non avevate ne esperienza ne denaro per poter procedere? Siete rimasti turbati dal fatto che alcune azioni avrebbero avuto delle conseguenze, come l’aiutare o il non aiutare una piccola cittadina dai supermutanti? Come vi siete posti nei confronti del mondo circostante? Avete ceduto alla facile tentazione del cinismo e della malvagità della zona contaminata o siete rimasti dei paladini della giustizia e della libertà?

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