Risvegli

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Di risvegli alla realtà

Un videogioco è come un sogno. Bellissimo, surreale, realistico, divertente. Fino a quando non ti rendi conto di stare sognando. E allora ti risvegli. Un risveglio tanto più brusco quanto più bello è il sogno in cui ti stavi immedesimando.

Come quando, all’improvviso, ti rendi conto che in Gears of  War i combattimenti sono tutti uguali. Trova la copertura, aspetta che il nemico spari i suoi colpi, fai capolino dalla copertura e colpiscilo a tua volta. Ripeti queste 3 azioni fino a quando non ci sono più nemici. All’infinito e per tutto il  gioco. Come quando, all’improvviso, ti rendi conto che i nemici di Call Of Duty ti verranno contro per sempre a meno che tu non raggiunga un determinato punto della mappa. Come quando, all’improvviso, ti rendi conto che in Oblivion i cancelli da chiudere sono tutti drammaticamente uguali e che per quanto forte tu possa diventare, i mostri saranno sempre forti come te. Come quando, all’improvviso, in un gioco stealth a caso, ti rendi conto che gli avversari hanno reazioni alle tue azioni varie ma pur sempre finite e prevedibili. Come quando, all’improvviso, ti rendi conto che a PES esiste un modo per segnare “che se tiri in un certo modo segni sempre”. Come quando, all’improvviso, in Mass Effect, ti rendi conto che qualsiasi cosa tu risponda e qualsiasi azione tu faccia non stai realmente decidendo la storia. Ma ti stanno solo lasciando l’impressione che tu lo faccia. Come quando, all’improvviso, giocando a Wii Sports ti rendi conto che per giocare a tennis non c’è bisogno di colpire come un invasato il vuoto imitando lo stile di Panatta ma basta un lieve movimento del polso per colpire con più efficacia. E  ti risvegli. Capisci di non essere in un sogno in cui i tuoi poteri sono illimitati. Sei in un videogioco, in un freddo e limitato software e che  riduce tutto ad un pattern. Un ciclo for. Un precalcolato insieme di righe di codice che guidano una stupida intelligenza artificiale. E’ come quando Neo alla fine riesce a vedere gli zero e gli uno dietro Matrix. Hai appena ingerito la pillola rossa. Benvenuto nel mondo reale. In ogni gioco, ogni videogiocatore maturo affronta questa fase di “presa di coscienza”. E’ inevitabile. Un buon sviluppatore potrà solo fare in modo che questo “risveglio” avvenga il più tardi possibile. Ogni videogioco è un insieme di pattern. E’ difficile realizzare giochi con pattern che evolvono e quindi ogni gioco è destinato ad annoiare. Si potranno solo inserire quanti più pattern possibili in modo da aumentare l’entropia del gioco e ritardare il palesarsi della matrice sottostante.

E’ l’amara realtà. In fondo tutti noi videogiocatori hardcore lo sappiamo. Ma alzi la mano, a prescindere dall’inevitabile doloroso risveglio, chi non ha voglia di sognare ancora…

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