Star trek – Il videogioco…

Star trek

…ovvero: “Star Trek, lens flares, tie-in e quella voglia di vomitare che non ti spieghi”.

Da quando J.J. Abrams (il Signore lo abbia in gloria… presto) ha reinventato il brand “Star Trek” tutti si sono improvvisati riscoperti fan della serie millantantdo mostrando una conoscenza profonda della saga. Con l’avvento del secondo film della nuova assurda linea temporale, alcuni esperti del marketing nonché estremi amanti delle storie del capitano Kirk e soci (si sente la sottile linea di sarcasmo?) hanno deciso di sviluppare un videogioco ispirato dall’universo “Abramsiano” che facesse da traino e pseudo prequel alla pellicola. Tutti questi giri di parole per dire Tie-in? Si hanno fatto l’ennesimo Tie-in per sfruttare biecamente l’hype della situazione e, come si dice in termine tecnico dalle mie parti, “alzare du spicci”. Ma andiamo con ordine indicando i colpevoli creatori di codesta trasposizione videoludica: “Paramount pictures” (detentrice dei diritti) e “Namco Bandai Games” hanno coprodotto, in complicità associazione anche con “Bad Robot” che non poteva esentarsi dall’esserci, il gioco sviluppato dalla “Digital Extremes”.  L’idea era di creare un prodotto che si potesse giocare in solitaria o in cooperativa con un altro compagno vivente; all’inizio del gioco è infatti possibile scegliere chi impersonare tra Kirk e Spok per tutta la durata dell’avventura.

Star Trek
Star Trek: la scelta del personaggio. Quanti vorrebbero Shatner e Nimoy?

Già alla schermata di apertura qualcosa stona. Dopo le consuete automarchette il menù di gioco si appalesa in bella mostra su una schermata in loop della plancia-applestore della nuova Enterprise. Niente filmato introduttivo o amenità varie, l’utente deve scegliere, oltre le opzioni di gioco, il proprio personaggio; così abbiamo un Kirk dedito alla distruzione con abilità conseguenti e uno Spok che in teoria dovrebbe essere più stealth. Le idee e le features nel gioco sono molte, e fanno presagire ad un tie-in che non sia la solita deludente cacchina promozionale spillasoldi e bestemmie, ma un videogioco sviluppato come si deve, non un capolavoro, ma sicuramente non una “crosta” come quella di Iron Man. Come dicevo Star Trek offre la possibilità di vivere un’avventura piuttosto serrata contro i Gorn, i nemici storici della serie di Roddemberry (vi ricordate le decine di puntate dedicate a questa specie no? – Ironico – ) nella quale i due personaggi possono contare sui famosi Phasers e l’immancabile Tricorder migliorabili accumulando punti esperienza; i primi sapete tutti cosa sono, zap zap e sei morto o stordito a seconda della funzione.  Qui cominciano a venire fuori delle “vaghe” somiglianze con altre opere videoludiche. Per esempio il Phaser stordente non mette a nanna il nemico ma lo stordisce lasciandolo esposto ad un atterramento corpo a corpo, il che in qualche modo mi ha ricordato Mass effect 3 e l’uso bellico del factotum. Il tricorder è stato, invece, fatto diventare una sorta di modalità detective simile a quella dei due Arkham; con esso possiamo scansionare le aree in cerca di nemici, oggetti che arricchiranno il nostro codex e la nostra esperienza, vederci indicata la nostra destinazione, fare gli hacking dei sistemi.

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Star Trek: i difficilissimi minigiochi

Questi ultimi si basano su giochini piuttosto semplici che sono stati quasi tutti ideati per essere potati a termine in coppia, ma che giocando in single player, diventano solo doppiamente facili e ripetitivi. Alcuni miglioramenti potranno poi permetterci di manomettere armi o granate nemiche o incrementarne il raggio di azione. Tutto sommato mi è sembrata una mossa azzeccata, in quanto tale arnese startrekkiano serve praticamente a questo e vederlo in azione mi è parso piuttosto coerente. Prima ho citato la possibilità di giocare in modalità Stealth poiché è possibile accucciarsi e passare inosservato ai nemici. Purtroppo non è possibile  con questo approccio capire quanto siamo visibili o meno o se siamo nella potata uditiva dei nostri nemici, diciamo che vale la regola  “se ti sto dietro sono invisibile”. Inoltre l’approccio silente può diventare estremamente  facile. Con Kirk, una volta acquisito il potenziamento per il Phaser che permette lo stordimento con abbattimento immediato dell’avversario, è possibile mettere al tappeto tutti i Gorn e soci di un livello senza farsi mai beccare abbassando notevolmente la difficoltà generale; l’unica nota negativa è che l’arma andrà subito in surriscaldamento e non si potrà utilizzare per qualche secondo, già perché il phaser non ha proiettili ma si blocca se lo si fa andare in ebollizione… ricordate Mass effect 1? Alcune peculiarità dei personaggi sono da apprezzare, come la fusione mentale di Spok che permette, utilizzandola su specifici nemici storditi, di trovare i codici di accesso bypassando i minigiochi, tuttavia sono appena sufficienti a non rendere la giocabilità monotona più di quella che è. Le sequenze spaziali in cui dobbiamo cimentarci a difendere l’Enterprise con battaglie a colpi di Phasers e siluri fotonici spezzano di sicuro la ripetitività e riaccendono un pochino l’interesse; lo stesso non si può dire delle fasi di gioco quando il teletrasporto, per un motivo o per un altro, non funziona e bisogna raggiungere un’altra astronave gettandosi nello spazio armati di razzetto direzionale in una vorticosa corsa ad ostacoli in cui il giocatore deve evitare di schiantarsi su uno dei milioni di detriti  che saturano il circondario. Una volta terminata la corsa si ha la forte sensazione di trovarsi in una delle sequenze che si svolgono nel vuoto cosmico nei panni di Isaac Clark e che da un momento all’altro, dalle pareti contorte, sbuchi fuori un necromorfo.

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Star Trek o Isaac Clark contro i Razziatori?

Insomma roba già vista. Da notare le animazioni delle fasi in cui i nostri si devono arrampicare lungo sporgenze improvvisate sfoggiandone una grossa quantità rubacchiate a destra e a manca alle quali hanno però dimenticato di dare la fluidità necessaria per non far sembrare i protagonisti dei ciocchi di legno salterini. L’accento è posto palesemente sulla cooperazione tra giocatori che spinge ad affrontare l’avventura in due, soprattutto se non si vuole avere a che fare con la demenza artificiale del compagno CPU che finisce sempre a fare il Rambo della situazione concludendo le sue sortite mordendo la polvere, per non parlare di quelle volte che bisogna ricaricare il checkpoint perché quell’idiota si è incastrato in una balconata e non riesce a seguirti. Questo  Star Trek, quindi, non decolla; per inciso non rimane neanche terra terra perché, alla fine, riesce a divertire, se si scende a dei compromessi come accettare la grafica non proprio ultimo grido, pur vantando buone ricostruzioni poligonali dei veri attori, oppure chiudendo un occhio sulla mancanza qua e la di collegamenti tra un blocco narrativo e l’altro sintomo di buchi nella sceneggiatura, come l’assenza di un vero e proprio filmato di chiusura della storia.

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Star Trek: anche Zachary Quinto si domanda che senso ha tutto ciò!

Lo stesso Zachary Quinto che impersona Spok si dimostra alquanto dubbioso sulla riuscita del gioco, basta guardare la sua faccia sulla copertina del DVD.  Tie-in, la maledizione continua; ma non c’è nulla di misterioso o esoterico in questo. Semplicemente i tie-in sono sviluppati spesso in fretta e furia o nei migliori dei casi (forse proprio come in Star Trek) costretti ad essere “chiusi” e messi sul mercato non ancora rifiniti a causa di un’uscita del film ovviamente improcrastinabile. Sono giochi perlopiù di bassa qualità e costo che sfruttano l’interesse generato da una pellicola, di solito, o una serie TV che mira ad appioppare dei prodotti a casual gamers e fanboy della situazione; tutti sanno che saranno deludenti ma c’è sempre qualcuno che, curioso o ottimista, spenderà i suoi soldi, Ricordate il videogioco su “Batman begins”? Una ciofeca da paura! O il citato adattamento ludopatetico di “Iron man”? E il gioco tratto da “Dexter”? Qui vi riporto un sito in cui vengono raccolti i 50 peggiori rappresentati di questa sfigata categoria di prodotti informatici, ma scommetto che se vi spremete le meningi riuscite a fare di meglio. Orsù, non vi fate pregare, spaliamo letame allegramente sui tie-in!

  • Un ringraziamento ad Alex per aver imbruttito la sua copertina coi lens flares per renderla adatta all’atmosfera.
  • Un link alla mia galleria di screenshots per apprezzare al meglio il titolo.

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