Massificazione nei videogiochi.

massificazione

Videogiochi, massificazione, qualità; la resistenza è inutile?.

Il mercato videoludico si sta massificando: la base utenti si amplia e i produttori si arricchiscono. L’interrogativo che tutti si pongono è se ciò sia un bene o un male. L’aumento dei consumatori è visto da molti dei cosiddetti “hardcore gamer” in modo estremamente negativo per varie ragioni. Prima di tutto per l’imposizione di pochi generi, poiché più conformi ai gusti dei ragazzi più giovani che rappresentano la maggior parte del mercato e dettano dunque i trend.

Massificazione
La serie COD: Un esempio di massificazione

Dato che i videogiochi hanno bisogno di investimenti molto ingenti per essere al passo con i tempi, sempre meno sono i giochi AAA che devono puntare a vendite cospicue per arrivare al break-even e guadagnare. Non è un caso che molti giochi pensati appositamente per player incalliti ed esperti siano usciti solo su store digitali e finanziati con un budget ridotto; questi sono caratterizzati o da concept molto originali o molto vecchi, come i platform 2d. I grandi publisher costringono gli sviluppatori a continuare sempre le solite saghe con giochi dai gameplay derivativi e uguali in episodi successivi che escono con cadenza annuale.

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Anche Battlefiled ha fatto la stessa fine

Questo atteggiamento fa solo indispettire il pubblico degli appassionati che compra a priori molti videogiochi. Quando la moda di determinate serie come call of duty e battlefield sarà svanita, non rimarranno nemmeno gli hardcore gamer a comprarle più. L’allargamento del mercato porta a un cambiamento del tipo di fruizione del medium videogioco, che tende ad essere più orizzontale che verticale. Come nel ‘300 Dante studiava per filo e per segno ogni riga degli autori a lui precedenti, così i primi videogiocatori degli anni 70 e 80 spulciavano i loro giochi per ore e ore, continuavano a finirli mille volte scoprendo ogni segreto (senza la possibilità di consultare facilmente delle guide su internet). Ciò avveniva non solo per passione ma anche per cause esterne come l’estrema difficoltà dei giochi, la loro breve durata (escludendo i gdr) e il loro prezzo molto elevato. Dal periodo playstation 1 in poi, da quando il mercato si è ingrandito verso coloro che ne sono fruitori solo occasionali, il prezzo dei giochi è diminuito, la loro durata è aumentata con l’intento di narrare una storia in stile molto cinematografico (vedi metal gear solid) e la difficoltà è stata rivista con l’intento di far finire i giochi ad ogni tipo di giocatore. Chi si avvicina alla console è diventato dunque più superficiale, più incline a giocare ogni esperienza solo una volta, per poi passare ad altro.

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Anche AC oramai avrà cadenza annuale; la storia? Non ha importanza…

Io ho un giudizio positivo sulla massificazione del mondo videoludico. Senza dubbio porta con sé dei problemi, quali la maggiore superficialità di chi di questo mezzo ne usufruisce e l’imposizione di pochi generi sugli altri, ma, allo stesso tempo, ha permesso la diminuzione dei prezzi, lo sviluppo di giochi AAA anche in questa gen e il miglioramento della qualità della narrativa e della scrittura videoludica. Infine, vorrei chiudere con una piccola riflessione. La passione per i videogiochi nasce dalla conoscenza che abbiamo di essi: senza la diffusione che hanno avuto negli ultimi anni è probabile che io non starei scrivendo questo articolo e voi non lo stareste leggendo.

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