Paura ma per gioco

 Paura

Pixel che spaventano, sprites che fanno paura, poligoni agghiaccianti! Tutto il terrore byte per byte!

C’è stato un momento nella mia vita di fruitore videoludico in cui ho cambiato radicalmente il modo di vedere le singole macchine “giocose” con le quali interagivo, quello cioè in cui ho scoperto che i giochini che vedevo sullo schermo non erano semplicemente in grado di farmi divertire, ragionare ed incazzare come un riccio e  innervosirmi, ma erano anche in grado di mettermi angoscia e farmi provare qualche brivido di troppo.

All’inizio i giochi horror non mettevano proprio tanta paura, anzi forse per nulla. Sarà stato il fatto che i pochi pixel sullo schermo non davano poi molto l’immedesimazione necessaria per essere intimoriti, ma nel giocare i vari “House of the dead“,  “Ghost’n goblins” o “Ghost Chaser” tutto provavo tranne terrore.

Il gioco che sollevò quel velo fatto di allegre e colorate divagazioni elettroniche nella categoria della paura fu, per me, “Silent Hill“, il gioco Konami che rivoluzionò il genere horror in questo campo, forse più di “Alone in the dark” o “Resident Evil“. Ricordo che la prima volta che ci giocai era una serata a casa di amici, (perché la pleistescion io ancora non me la potevo permettere) e decidemmo di finire il gioco tutti insieme (stiamo parlando di 5/6 persone, non ricordo bene). Ovviamente col senno di poi era impensabile anche solo concepire l’idea di finire il gioco in una sola serata, ma le birre favorirono l’inizio dell’avventura e, ovviamente, ne decretarono l’ineluttabile conclusione al primo enigma importante. Ricordo ancora quale, quello della “storia di un uccello senza voce“, una filastrocca sulla lavagna e una tastiera di pianoforte con alcuni tasti rotti, un’infinità di blasfemie che il calendario poteva implodere in ogni istante. Inutile stare lì a scervellasi troppo.

Giochi da Paura
Abbracci pazzeschi nella serie Resident Evil!

Eravamo troppo fusi. In quell’occasione non c’era paura (vorrei vedere, tutta quella gente e luci accese), tuttavia l’angosciante atmosfera creata da un susseguirsi di brutti individui, mostri ed eventi nei quali non si capiva una mazza  onirico/medianici mi colpirono molto. L’infermierina zombah, il dott. Kaufmann che non si capiva una minchia nulla delle sue intenzioni, i misteriosi finali multipli, la scuola maledetta che penso sia la parte più ostica di tutto il gioco…. come dimenticarli!!! Quando acquistai la mia Pleistescion non potei fare a meno di procurarmi anche il gioco e finirlo 4-5 volte. In seguito sul mio N64 ebbi la possibilità di giocare a “Resident Evil 2

solo soletto e gustarmi lunghe sessioni di paura ed angoscia mixate a piccole divagazioni cerebrali in cui veniva chiesto al giocatore di risolvere qualche puzzle; qualcuno di voi ricorda come era di grande sollievo la stanza di salvataggio? Una musichetta meno tetra e un ambiente più “rassicurante” con una macchina da scrivere in bella vista ci facevano capire che almeno lì potevamo rilassarci un attimo. Ho provato altri videogames sul genere survival horror e posso dire ho sviluppato una passione (ovviamente perversa) per questo genere, pur non apprezzando in toto i prodotti che ne sono usciti fuori; ricordo positivamente i primi due “Project Zero“, mentre non ho neanche portato a termine un terzo del primo “Forbidden Siren” troppo cazzata ingarbugliato per i miei gusti. Ricordo parzialmente in maniera positiva anche “Alone in the dark 3 – The new nightmare“; il gioco per pleistescion era diviso in due CD di cui valeva la pena giocare veramente solo il primo visto che nel secondo l’avventura diventava una cagata pazzescaprendeva una piega più action. I bastardi dei programmatori, per esempio,  avevano scriptato alcuni ambienti in modo che entrandovi ci fosse lo scoppio di un tuono che faceva spegnere e riaccendere le luci come in uno sbalzo di tensione che coincideva, nei pochi frammenti illuminati, all’apparizione di tipo un fottio di mostri che circondavano il povero Carnby o la malcapitata Cedrac.

Giochi da Paura
Edward Carnby e Aline Cedrac.

Ciò corrispondeva ad una botta di adrenalina notevole ed ad un conseguente sperpero di munizioni tra l’altro anche inutile poiché, alla riaccensione definitiva delle luci, la stanza era vuota; chissà quanto avranno fischiato le orecchie ai programmatori del gioco. Tra l’altro c’erano anche un paio di enigmi bastardi come una chiave nascosta dietro uno specchio accessibile solo sparandogli. Unico indizio? L’inquadratura che si spostava permettendo di osservare in bella vista lo specchio stesso, senza commenti o possibilità di interazione alcuna. Ammetto di averlo risolto per caso in preda alla disperazione; pensai “fottetevi ora sparo a tutto per frustrazione” o qualcosa di simile ma meno aulico. Più recente è “Dead Space” con i sui corridoi bui e gli attacchi alle spalle seppur con enigmi che già chiamarli così è un offesa. Un buon survival horror (se giocato a modalità difficile), avido di munizioni quanto basta per fartele centellinare, per non contare le sanguinolente scene che il giocatore incauto si trovava davanti se faceva passi falsi e condannava il buon Isaac a morte.

Giochi da Paura
Isaac Clark in Dead Space

I “giochi di paura”, usando un termine tecnico, sono morbosi, perché da un lato li vuoi finire e portare il tuo personaggio alla fine della storia a al sicuro dai pericoli e, dall’altro, quando termini una sessione non sei proprio dell’umore adatto per cominciarne un’altra a breve. Spesso, per quanto mi riguarda, posso accantonare il gioco anche qualche giorno perché una parte del mio cervello sa bene che gli aspetta un bel po’ d’ansia e un’altra, quella malata testarda, sa che una volta cominciato non potrà più smettere! E, naturalmente, per soddisfare ancora di più quella componente masochista che è in tutti noi, col tempo ho deciso di giocare questi giochi al buio, da solo e con le cuffie seduto alla scrivania con le spalle lontano dal muro perché se mi devo far venire l’infarto lo devo fare per bene.

Voi? Giochi di paura preferiti? Ricordi orridi? Attacchi di convulsione allucinatorie?

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