Archeologia Videoludica, la sorella maggiore di DVL!

archeologia videoludica

Archeologia Videoludica, alla scoperta della sorella maggiore di DVL

Da diverso tempo a questa parte è esplosa una moda indefinita rispetto al vintage o verso tutto ciò che in qualche modo è Old. Questa tendenza è esplosa in un vastro spettro di situazioni, contesti, direzioni diverse che in qualche modo si è duffisa come uno strano contagio complicato da interpretare.

Se facciamo riferimento all’oggettistica o alla moda, intesa in senso classico, possiamo vedere la questione come un vezzo, una strana tendenza a differenziarsi che poi diviene subito dopo una sorta di status.

Archeologia videoludica: #1
Archeologia videoludica: #1

Se invece vediamo questa cosa in termini strettamente informatici o, ancora meglio, videoludici, assume un aspetto ancora più strano, forse profondo perché parecchia della gente che ama i videogiochi o che si occupa di tutto ciò che può essere geek è per lo più un target giovane. Quindi la domanda che mi pongo è: lo si fa per puro sfizio o per la curiosità di recuperare ciò che non si è vissuto? Me lo chiedo perché paradossalmente è molto più vicino in termini temporali tanto quanto di contro assume un valore storico.

Mi spiego meglio. La tendenza verso il vintage o le cose vecchie, ad esempio nell’oggettistica, ci può portare a comprare un grammofono di inizio secolo (1900 ovviamente), che passa dal modernariato all’antiquariato. Ossia un oggetto assume un valore dopo cento anni e più. A differenza nel mondo dei videogiochi dove un cabinato di nemmeno 25 anni già viene considerato storia. Quindi, ripeto, il paradosso sta nel fatto che nei videogiochi la curiosità storica si dirige verso qualcosa di molto piu vicino e che molti di noi magari hanno solamente sfiorato piuttosto che verso un qualcosa che ha veramente un significato storico e un valore economico.

Archeologia videoludica: Siciliana Jones contro Space Invaders
Archeologia videoludica: Siciliana Jones contro Space Invaders

Ecco perché la mia grande ricerca nella rete, il mio tentativo di cercare qualcosa che sia attinente a questo mio interesse. Alla soglia dei quarant’anni il mio non è solamente un ricercare vecchi giochi da poter rianalizzare, un rimpianto verso la differente concezione moderna dell’intrattenimento, ma è una curiosità storica a muovermi poiché in qualche maniera in questa storia ci sono anche io. Come dire che io, appassionato al grammofono, lo sono perchè nei miei 138 anni mi ricordo quando quel grammofono suonava…

In giro per la rete in ogni caso ci sono una marea di siti sul passato dei videogiochi, però ho notato che per lo più sono estremamente orientati verso il retrogaming, ossia proprio verso l’aspetto strettamente “ludico”. Molti lo fanno perché tra gli appassionati, i siti e i podcast di retrogame vi è comunque l’abitudine, spesso emulativa, di parlare di videogiochi e visto che di videogiochi ne parlano tutti e molti con un’autorevolezza maggiore, allora ci accontentiamo di parlare di questo per segnare una distinzione.

Archeologia videoludica: Dragon's Lair
Archeologia videoludica: Dragon’s Lair edition

Dall’altra parte invece, alla ossessiva ricerca di una autodefinizione di Hardcore Gamer, si va verso giochi che in effetti mettono molto più alla prova le abilità e il senso di sfida del giocatore rispetto ai giochi del presente che sono prodotti di intrattenimento di massa e quindi non possono essere fuori dalla portata di chiunque.

Ma a me tutto questo non interessa…

A me interessa quello che è il significato strettamente “archeologico” e “preistorico” del videogioco, dell’elettronica e della computeristica che è stata necessaria per dare vita a tutto questo. Sono anche in grado di distinguere il senso storico e preistorico definendo i videogiochi “scritti” in codice e quelli funzionanti in modo elettromeccanico.

Archeologia videoludica: La prima ciurma
Archeologia videoludica: La prima ciurma

Dunque, per chiarire definitivamente: è veramente solo una questione di retrogaming? No, non per me, per i miei compagni di viaggio di Archeologia Videoludica . Il nostro tentativo è di fare un grande cammino nella storia, nella polvere, nei ricordi e nel sapore di quelle cose luminose che apparivano su sfondo nero e che qualcuno un giorno a chiamato videogiochi.

Da quì ecco l’incontro tra noi e oldgamesitalia. Stiamo parlando di un incontro naturale, sensato, quasi segnato dall’amore e dal senso di ricerca, dalla valorizzazione storico culturale, dal recupero di informazioni che fanno parte della storia recente (antica) della nostra società, andando a scavare informazioni, elementi, personaggi, riviste e quant’altro che altrimenti presto finiranno dimenticate nella memoria dell’uomo.

Quindi OGI, con i suoi progetti, con il nuovo Museo Lucas e quant’altro ci è sembrata l’unica realtà che potesse comprendere bene il senso di tutto questo e io, vista la reciproca cooperazione che nasce in questo periodo, cercherò di fare questo tipo di discorso negli articoli che di tanto in tanto scriverò per il sito, ossia, trasmettervi stimoli, sapori e odori di un infanzia che clamorosamente sa di scantinati e di storia.

Poi arrivò il giorno in cui Archeologia Videoludica incontrò Retrocast, ma questa signori, è veramente un’altra storia visto che ha partorito questa creatura.

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