Assassin’s Creed è morto?

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Assassin’s Creed secondo il Publisher gode di ottima salute, ma sarà vero?

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assassin’s creed: Ezio e Altair

Nell’ormai lontano 2007 Assassin’s Creed vide la luce su Xbox 360 e Playstation 3. Il primo episodio, previsto inizialmente come un gioco della serie di Prince of Persia, ebbe un responso contrastante da parte della critica per la scarsa longevità e l’estrema ripetitività delle missioni, ma non dal pubblico che lo accolse con vendite plurimilionarie.

Il secondo capitolo uscì nel 2009 e portò la serie su un altro livello. Cambiarono sia l’ambientazione, l’affascinante Italia rinascimentale prese il posto della grigia Terrasanta del tempo delle crociate, sia il protagonista, Ezio Auditore rilevò uno scialbo e poco caratterizzato Altair. Fu un enorme successo in cui si eliminarono quasi la totalità dei difetti del primo capitolo. La strada di questa serie sembrava in discesa e qui iniziarono i problemi.

Ubisoft decise di cavalcare l’onda del successo pianificando uscite annuali per i 3 anni successivi in cui uscirono Brotherhood, Revelations e Assassin’s Creed 3. I primi 2 ambientati sempre nel periodo rinascimentale (rispettivamente a Roma e a Costantinopoli) in cui l’assassino di Firenze la faceva da padrone. Nonostante l’introduzione di novità come il multiplayer, la possibilità di una gestione della confraternita, la lama uncinata e l’uso delle bombe, è apparso evidente ai più che il publisher francese avesse voluto sfruttare l’immagine di Ezio per sfornare il maggior numero di capitoli possibili e incamerare soldi a palate.

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assassin’s creed: nel far west

La semplicità dei combattimenti e la stupidità dei nemici si sono ormai legati indissolubilmente alla serie e hanno iniziato a stufare gli hardcore gamer. L’insofferenza del pubblico più smaliziato si è materializzata con l’ultimo capitolo uscito lo scorso natale che ha lasciato la critica interdetta: i difetti connaturati alla serie combinati con la mancanza di appeal delle città americane del 700 e con la pochezza del protagonista hanno dato molto fastidio. La campagna pubblicitaria di Ubisoft che ha affermato di aver lavorato 3 anni su questo gioco e ne quindi tessuto le lodi non ha fatto altro che gonfiare l’hype che si è ridimensionato terribilmente all’atto pratico e trasformato in delusione.

Il problema vero è il destino di questo franchise. Se Ubisoft ha intenzione di andare avanti con i periodi storici si rischia di creare uno sparatutto in terza persona guidato alla Uncharted magari con protagonista Desmond; tuttavia, così cambierebbe radicalmente il gameplay della serie e si porterebbe la storia verso la sua naturale conclusione. Se invece tornerà indietro nel tempo farà arrabbiare ancora di più i giocatori perché renderebbe manifesta la volontà di spremere la serie finché sarà redditizia. Assassin’s Creed, per come lo conosciamo, sta per morire?

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